Questa pagina è stata realizzata su informazioni tratte dal libro di Andrea G. Molinari
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E' noto che, quando
sbarcò a Cuba nel 1492, Cristoforo Colombo fu subito attratto da uno dei
rituali che vedeva ripete dagli indigeni in occasione di cerimonie di tipo
religioso: gustare l'aroma e il sapore di un fumo grigio chiaro emesso da
un insieme di foglie di una pianta locale arrotolata a forma di tubo. Il
sacerdote che sovrintendeva alla funzione, detto behike, offriva alle divinità
i fumi di una pianta speciale chiamata cohiba. Il fumo si poteva inalare
anche direttamente attraverso uno strano strumento, il tabaco.
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Il tabaco, strumento composto
da due cannule da inserire nelle
narici con cui gli Indios inalavano
direttamente il fumo.
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Oggi sappiamo che
quelle foglie appartenevano alla pianta che da allora ha preso il nome
di tabacco, all'epoca nota in Europa unicamente per il suo potere terapeutico.
Veniva infatti utilizzata come pianta medicinale per uso esterno contro
varie malattie, tra cui le infiammazioni della pelle, i morsi di serpenti
velenosi e, non certo da ultime, le infezioni delle vie respiratorie.
Cantare, danzare, bere e fumare erano atti di devozione religiosa degli
indigeni cubani che accomunavano gli animi e rilassavano il corpo e la
mente. Sono queste le origini di una vera e propria "arte dei sensi":
il fumo di un buon havana ascoltando musica dai ritmi unici come i latino
americani, a noi nota come afro-cubano, e al cospetto di un bicchiere
di distillato di canna da zucchero, il mitico ron (rhum).
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Il sacerdode indio (behike)
offre al totem che rappresenta
la divinità il fumo di cohiba,
con i relativi umori e odori.
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Il sigaro, all'epoca
molto primordiale in quanto a manifattura, fu importato in Europa dagli
spagnoli al seguito di Colombo. Da subito si è innescato un fenomeno di
opposizione fra proibizionisti da una parte e "libertari" senza
mezzi termini dall'altra: proprio come accade oggi. I seguaci di Colombo
che accesero il loro primo sigaro in Spagna furono incarcerati e torturati
dalle autorità che attribuivano all'odore di quel fumo effetti devastanti
e demoniaci, e poi rimessi in libertà da altri esponenti delle stesse
autorità, che invece a quella inebriante fragranza non sapevano resistere.
Il tabacco e i sigari furono ammessi al commercio, ma mai liberamente,
come qualsiasi altro manufatto legato al tabacco. A partire dalla Spagna
fino a gli altri stati europei che iniziarono a importare tabacco, furono
creati dagli enti governativi che avevano il monopolio assoluto su questi
prodotti. Esattamente come ai giorni nostri. E per giorni nostri intendiamo
i recenti anni 50 e 60, importantissimi per la "grande isola"
di Cuba. Con la rivoluzione culturale del presidente Fidel Castro alla
testa tutto il popolo cubano, la produzione e la vendita di sigari, soprattutto
agli Stati Uniti, divennero una delle maggiori entrate per la nuova Repubblica.
Spinto da chissà quale pressione dell'opposizione governativa (a una rilettura
della storia non si giudica altrimenti il gesto del compianto statista
e ideologo della politica delle Nuove Frontiere), nel 1961 il presidente
Kennedy ordinò quell'orribile atto passato alla storia come Embargo commerciale
per tutti i prodotti cubani verso gli USA, inclusi i sigari. Anche se
fabbricati con tabacco cresciuto nelle isole vicine a Cuba, come la Repubblica
Dominicana e la Giamaica, spesso con lo stesso nome, lo stesso metodo,
gli stessi semi cresciuti a Cuba (tra le poche cose che i dissidenti dalla
Rivoluzione portarono con sé al momento dell'espatrio), anche se arrotolati
da mani esperte quanto quelle dei "maestri" cubani, i sigari
non cubani hanno difficilmente conquistato il palato, il naso e la gola
dei fumatori esperti, inclusi gli statunitensi. Afferma il presidente
Castro che il perché della grande differenza di qualità tra i sigari cubani
e quelli del resto del mondo lo sa solo il Creatore, che ha posizionato
Cuba proprio lì dov'è, esposta al sole, ai venti, al sale del mare, alle
piogge tropicali. Un'altra spiegazione risiede nell'arte di chi coltiva
il tabacco con i metodi di una volta, e sa arrotolare le foglie e conservarne
il prezioso risultato come solo i maestri di alta gioielleria fanno con
le gemme più rare e preziose.
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